il PIL e la finanza
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Diario, il 29 gennaio 2012
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IL P.I.L. E LA FINANZA
Ormai tutti siamo a conoscenza dell’uso e del significato dell’acronimo PIL.
Il PIL è un dato ricavato dagli osservatori economici e finanziari e rispecchia la capacità produttiva (reale)di una nazione, di un popolo.
Da quei dati si rileva quindi l’andamento della conservazione o dell’incremento della ricchezza dei popoli.
I dati sono ormai rilevabili e diffusi per quasi tutto il mondo produttivo.
Sono dati certi e credibili e quindi tutti ne fanno un uso statistico.
In altre parole si ha la certezza del PIL nazionale e mondiale che assume un valore anno per anno.
Ma quello che molti non sanno è che il PIL mondiale non segue e non rispecchia il mondo della finanza.
Nel senso che la finanza , nello stesso arco di un anno , svolge un movimento che è superiore di ben “cinque” volte il PIL che tutti conosciamo.
Succede quindi che il mondo della finanza segue sue strade ed una logica che poco hanno a che fare con la realtà produttiva del mondo intero.
L’effetto è che con i prodotti finanziari si possono creare valori e bolle valoriali che nulla hanno a che fare con la reale produzione del mondo intero.
Lo sviluppo del mondo della “finanza” ha seguito una sua strada ed ha creato un suo mercato.
Mercato che ogni tanto sballa perché si sono create anche bolle speculative.
Le origini sono spesso identificabili in iniziative poco realistiche di alcuni istituti che in passato hanno concesso crediti per valori ben superiori al valore di mercato degli immobili dati in garanzia.
I titoli che hanno avuto origine da tali operazioni sono stati ceduti,in tutto il mondo ,ad enti e società finanziarie che li hanno inseriti nei loro pacchetti offerti alla clientela come “prodotti finanziari garantiti”.
Gli effetti li abbiamo visti tutti.
Qui sta l’origine di tanti scossoni finanziari che stiamo ancora osservando, ed alla fine hanno investito nazioni intere.
Ma quando un “virus” finanziario entra in azione non si sa bene dove vada a colpire: colpisce anche le valute.
Fallimenti di banche , per insolvenza dei debitori, sono possibili.
Cioè il debitore non ha abbastanza reddito per fare onore al proprio impegno.
Ma si sapeva anche prima,pare.
I colpevoli di tale comportamento sono ormai bene individuati : alcuni sono falliti, ma altri hanno continuato ad offrire prodotti del tipo “derivati o swap”.
E’ successo e forse succede ancora che anche enti pubblici hanno “ristrutturato” il loro debiti sottoscrivendo contratti del tipo”derivati” con istituti finanziari vari.
Ed abbiamo tutti letto le conseguenze e persino delle denunce alla magistratura.
Il nocciolo del problema è che questi prodotti finanziari,forse, vengono posti sul mercato con contratti di lettura difficile ed anche farraginosi nel loro impianto.
I parametri della ristrutturazione sono spesso molto complessi e legati ad andamenti del mercato poco prevedibili ed aleatori.
I calcoli di impianto e di mantenimento devono essere fatti con programmi adeguati e molto potenti.
Talmente potenti che un normale computer non ha la capacità di calcolo richiesta, anche se può installare detto programma.
In altre parole ci si deve affidare alla genuinità dell’offerta.
Dette ristrutturazioni poi , all’inizio, possono prevedere anche una formazione di saldi liquidi temporanei -nella forma di rate mensili - ( quindi l’illusione di guadagnarci).
Nella illusione ,forse, sono caduti stati, come la Grecia ed anche, forse,enti pubblici nostrani.
Il tutto ha generato la ridondanza di prodotti finanziari che è più o meno cinque volte superiore , per volumi, al PIL di tutto il mondo.
Ciò non è sostenibile.
Come si sa, in economia, sono nate tante teorie.
Io credo tutte valide, posto che vanno prese in considerazione solo nelle condizioni in cui sono nate.
Cioè la medicina vale per la malattia che si ha in quel momento.
Forse non c’è bisogno di rievocare LaRouche, noto anche per le sue disavventure giudiziarie, per rilevare che, se i volumi dei prodotti finanziari sono saliti a valori non realistici ed il PIL mondiale tarda a prendere quota, ed in alcuni stati retrocede, siamo di fronte ad un mondo che non sa impostare il proprio futuro esistenziale.
Chi non lavora non mangerà ? : chissà, ne vedremo delle belle !
Di certo non mangeremo la carta che abbiamo prodotto.
Cordialità e buon lavoro.
MARIO SUPERTI